Il trattamento fisioterapico della Tendinopatia Achillea

Nei precedenti articoli, abbiamo definito cos’è una Tendinopatia Achillea e successivamente, vi abbiamo dato alcune informazioni che vi possono aiutare a valutare in modo semplice, la gravità del quadro clinico.

Il trattamento fisioterapico

Talvolta tuttavia, anche se si hanno gli strumenti per capire quando sia seria o meno la natura del problema ci si scontra con il fatto che il dolore non solo rimane piuttosto intenso ma, tende a perdurare nel tempo.

Ed in questo frangente normalmente, che il paziente si rivolge al professionista di fiducia con la speranza di risolvere in fretta la questione.

Questo però, non è sempre possibile proprio per il fatto che si è di fronte ad una situazione che con ogni probabilità, andava affrontata prima.

La prima cosa quindi, che un terapista deve fare, è informare il paziente circa la gravità del quadro clinico.

  • quali possono essere le possibili complicanze?
  • quali sono le situazioni di cautela da rispettare?
  • ci sono attività dalle quali è meglio esentarsi?

Fatto ciò, si deve iniziare l’iter terapeutico.

Vi ho già dato nel precedente articolo, alcune informazioni relative al corretto stretching da fare.

L’unico aspetto che intendo rimarcare riguarda il fatto che vi siano pochi dubbi che questa metodica sia utile in queste situazioni, a dispetto del fatto che sulla reale efficacia dello stretching, vi sia un dibattito continuo che magari approfondiremo in un altro articolo.

Strategie utili

Se però solo lo stretching bastasse, avremmo già finito il discorso.

Purtroppo cosi non è.

Eccovi qui di seguito quindi, quelle che a nostro avviso sono le corrette strategie.

  • Esercizi di rieducazione propriocettiva e neuromuscolare.

Essi sono un componente fondamentale del trattamento fisioterapico che sottintende al principio che il riposo totale dall’attività fisica, non è uno strumento terapeutico utile.

Al contrario esercizi mirati, possono contrastare l’insorgere di effetti secondari.

Infatti, in presenza di dolore si possono instaurare schemi di movimento errati che a loro volta, vanno a sovraccaricare ulteriormente il tendine.

  • Utilizzo di talloniere in silicone.   

Su questo aspetto i pareri in ambito clinico sono alquanto discordanti per cui, è frequente che vi siano indicazioni contraddittorie.

Il mio personale parere è che l’utilizzo di talloniere in silicone diminuisca la forze di trazione sul tendine per cui, è prassi da parte mia consigliarne l’uso.

  • Splint notturni.   

Analogamente a quanto detto nell’articolo in cui abbiamo parlato della fascite plantare, anche per la Tendinopatia Achillea, è assodato che apparecchi notturni il cui scopo è quello di mantenere il tendine in posizione allungata non abbiano alcuna efficacia.

Tape e bendaggi

  • Taping.     

Anche in questo caso, i pareri sono discordanti. In letteratura scientifica, viene sconsigliato l’utilizzo di taping elastici perchè ritenuti inefficaci mentre, si da indicazione di utilizzo di taping rigidi per diminuire la tensione a carico del tendine.

Nella nostra pratica clinica, possiamo asserire che l’utilizzo di tape semirigidi come ad esempio il Dynamic Tape, dia dei buoni risultati.

Esso infatti, grazie alle sue caratteristiche tenso-elastiche, comporta una diminuzione del carico sul tendine durante lo svolgimento dell’attività fisica con conseguente diminuzione dei sintomi.

L’uso invece di tape completamente rigidi, lo limitiamo al momento della competizione essendo, bendaggi che non resistono nel lungo termine e devono essere continuamente rifatti, con grosso disagio per il paziente.

L’utilizzo del Kinesiotape invece, abitualmente lo limitiamo alla fase acuta quando, grazie alle sue proprietà meccaniche, concorre a diminuire il gonfiore che si crea in seguito all’infiammazione primaria.   

  • Tape di riposizionamento. 

Un capitolo a parte meritano i tape di riposizionamento. Questa metodica che si utilizza con nasti rigidi, è stata ideata e descritta da Brian R. Mulligan (considerato uno dei padri della Terapia Manuale)

.La tecnica è molto efficace e noi la utilizziamo abitualmente.

UN ASPETTO FONDAMENTALE DA SOTTOLINEARE E’ QUELLO CHE, QUALSIASI TAPE SI DECIDA UTILIZZARE, IL BENDAGGIO DEVE ESSERE CONFEZIONATO DA MANI ESPERTE.

PER QUANTO I BENDAGGI DI QUALSIASI NATURA POSSANO SEMBRARE TECNICHE INNOCUE, SE MALE ESEGUITI POSSONO AVERE EFFETTI COLLATERALI POCO PIACEVOLI.

Altre strategie di trattamento

  • Terapia manuale

Spesso trascurata, a nostro avviso è una parte fondamentale nel percorso terapeutico.

La mobilizzazione delle articolazioni coinvolte unita alla manipolazione dei tessuti molli, concorre  ad aumentare il range di movimento e a diminuire lo stress a carico del Tendine d’Achille

  • Terapie fisiche.   

Rappresentano un elemento importante del piano terapeutico pur essendo contraddittorie le evidenze scientifiche.

Su questo svilupperemo un ulteriore articolo dove vi descriveremo le procedure che quotidianamente applichiamo nella nostra pratica clinica

  • Dry needling.       

L’utilizzo degli aghi sotto controllo ecografico, si è dimostrato uno strumento altamente efficace nel trattamento della Tendinopatia Achillea.

Tuttavia, la legge italiana ha recentemente postulato che tale pratica non può essere messa in atto da un fisioterapista ma, è da considerare atto medico.

Gli aghi che si utilizzano nell’agopuntura e nel dry needling sono i medesimi tuttavia, le due metodiche sono concettualmente molto diverse.        Secondo la legge italiana, in entrambi i casi, la terapia può essere eseguita esclusivamente da un medico e non può essere competenza di un fisioterapista, al contrario di quanto avviene in quasi tutta Europa, dove il dry needling può essere effettuato anche dai fisioterapisti

Esercizio terapeutico.

Ho già ribadito più volte che il riposo e l’astensione dall’attività fisica, non solo non aiuta ma addirittura si è rivelata controproducente, nel trattamento della Tendinopatia Achillea.

Un corretto esercizio terapeutico, dosato sulle vostre esigenze e sulla severità del vostro quadro clinico invece, è assolutamente consigliato.

In particolare si è dimostrato efficace il lavoro eccentrico nel quale, il rinforzo viene eseguito con il muscolo in fase di allungamento.

Tuttavia, esercizi in modalità super-lenta o con carico elevato, si sono dimostrati altrettanto efficaci.

Questo però apre le porte ad una nuova fase del nostro blog.

Ovvero quella che riguarda la riabilitazione neuro-muscolare la ri-atletizzazione e la preparazione atletica.

Nei prossimi articoli parleremo dell’allenamento della forza nelle sue varie espressioni.

Sperando ovviamente di farvi cosa gradita!

A  presto,

Andrea

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Andrea Benvenuti
 

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