La gestione della seconda fase nella Capsulite Adesiva

Continuiamo con questo post, la descrizione delle modalità che utilizziamo nella gestione della capsulite adesiva.

Riassumendo a grandi linee il decorso clinico avremo:
  • prima fase: il paziente o molto più spesso la paziente, riferisce la comparsa di un dolore diffuso, sordo e difficilmente localizzabile, non associabile a causa specifica.

Il dolore è presente in particolare nelle ore notturne e la mobilità inizia a ridursi in tutte le direzioni

  • seconda fase: vi è una riduzione del dolore che però è proporzionale alla perdita di mobilità.

Questa fase, detta anche freezing stage o fase di congelamento, è la fase in cui si arriva ad una perdita importantissima della mobilità con conseguenze significative nella qualità della vita, sia sociale sia, lavorativa

  • terza fase: è la fase di scongelamento, ovvero la fase in cui vi è una ripresa graduale della mobilità,accompagnata da una sintomatologia dolorosa solitamente più che tollerabile.

Come detto in precedenza, nella prima fase vengono eseguiti trattamenti ed esercizi a domicilio a bassa intensità, allo scopo di rallentare la perdita della mobilità in piena gestione del dolore.

In seconda fase invece, visto il ridursi del quadro doloroso, si aumenta sia l’intensità del carico all’interno della seduta fisioterapica sia, il dosaggio degli esercizi a casa segue lo stesso andamento.

In questa fase,è importante per il fisioterapista mettere in atto tutte le strategie per rallentare o ancor meglio bloccare la perdita di mobilità.

Movimenti semplici, diventano improvvisamente molto complicati.

In particolare la rotazione interna, la flessione orizzontale e la rotazione esterna, sono le direzioni normalmente più limitate per cui, il trattamento, sarà teso al recupero della mobilità in queste direzioni.

Anche perchè, tanto per rendere l’idea, se non recuperiamo certi movimenti sarà molto difficile ad esempio:

  • allacciarsi il reggiseno
  • infilarsi una maglia
  • portare la mano in direzione dell’ascella opposta

E per quanto possano sembrare movimenti banali, nel momento in cui vi accorgerete di non riuscire più a farli, vi renderete conto di quanto siano importanti.

Le tecniche di trattamento che più utilizzo a questo scopo sono:

  • la rotazione interna a 90° di abduzione (o al massimo range possibile in abduzione) con controllo della traslazione anteriore della testa omerale
  • la mobilizzazione antero-posteriore della testa omerale 
  • se il paziente è in grado di arrivare a 90° di abduzione, tecniche in abduzione, rotazione interna e estensione orizzontale in quadrante lock.

Come in prima fase, anche nella fase di congelamento è essenziale la costanza da parte del paziente, nell’eseguire gli esercizi che gli vengono assegnati a casa.

“Quello che puoi fare tu per te stesso, è molto di più di quello che posso fare io per te”

Generalmente, vista la riduzione del dolore, i pazienti tendono in questa fase ad essere maggiormente collaboranti ed eseguono quasi sempre gli esercizi con costanza.

Motivo per cui, personalmente tendo a ridurre la cadenza delle sedute in studio ad una a settimana.

Lo scopo di queste sedute, è monitorare il mantenimento del Range di mobilità (non è lecito sperare che in seconda fase vi sia un aumento della quantità di movimento) e di adattare dosaggio e qualità degli esercizi che si propongono.

Se però, durante questa fase si dovesse riscontrare una continua progressione nella perdita di mobilità, allora aumenterei la frequenza delle sedute in studio.

Questo perchè evidentemente, il paziente non riesce a gestire con efficacia, gli esercizi a domicilio.

Una considerazione su questo è d’obbligo!

Vi sono pazienti, per cui rivolgersi al fisioterapista significa dare mandato ad un altra persona, della cura della propria salute.

Molto spesso però, ci capita di imbatterci in persone per cui, è alquanto problematico trovare tempo, voglia o energia per fare degli esercizi a casa.

In queste situazioni, è evidente che un approccio  basato come primo elemento, sulla disponibilità del paziente all’autotrattamento, è assolutamente inefficace.

Motivo per cui, in questo caso è assolutamente necessario ai fini del risultato, aumentare la frequenza dei trattamenti in studio, con tutto ciò che comporta dal punto di vista economico.

Comunque sia, l’importante è giungere ad un punto in cui il range di mobilità inizia a ri-aumentare il che significherebbe, che siamo entrati nella terza fase o fase di scongelamento.

Ma di questo parleremo nel prossimo post.

Per ora vi lascio con un video di come eseguire da soli, la rotazione interna di spalla sdraiati su un fianco.

A presto

Andrea

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