La Tendinopatia del tendine d’achille

“La sport può rappresentare molte cose nella vita di una persona. Può essere un lavoro o uno svago ma comunque sia, chi fa sport trova soddisfazione e un intimo piacere nel movimento e nella fatica fisica”

Molto più di un semplice infortunio

Chi si trova a convivere con un dolore al tendine d’Achille, si interfaccia non solo con un problema estremamente invadente nel suo influenzare la qualità della vita, ma anche con un qualcosa, che causa una serie di effetti secondari di enorme importanza.

E’ infatti ormai noto a tutti che fare sport genera una cascata ormonale che crea benessere.

Chi fa sport, ed in particolare chi ha iniziato a fare sport in età avanzata, vive, parla, si informa e si nutre di sport.

Diventa uno SPORT-DIPENDENTE.

Runner durante una Ultra-Marathon, corsa in condizioni estreme a Snaefellsjokull, Snaefellsnes, Islanda.

E come in ogni dipendenza, la sospensione improvvisa causa effetti collaterali importanti sia in termini strettamente di benessere fisico sia, di carattere emotivo/umorale.

Per questo motivo, è importante riuscire a far fronte nel migliore e più rapido modo possibile ad una situazione estremamente dolorosa come quella causata da una Tendinopatia del Tendine d’Achille.

Alla fine del precedente articolo su questo tema, vi ho lasciato con qualche semplice e pratico consiglio su come adattare l’allenamento ed in particolare su quali superfici è utile andare a correre e quali invece, sono da evitare.

Situazione complicata!

Tuttavia, è ovvio che qualche consiglio non basta.

Allora facciamo un passo indietro e proviamo a mettere in ordine qualche tassello.

Una tendinopatia del Tendine d’Achille, è una patologia che causa la comparsa di dolore appunto sul tendine e che si evoca in attività quali:

  • alzarsi sulla punta dei piedi
  • spiccare un salto
  • correre
  • frenare la corsa
  • nuotare (movimento della pinnata)

Se vi ritrovate a svegliarvi al mattino e ad avvertire dolore nel momento in cui si inizia a camminare, è molto probabile che siate di fronte ad un esordio della patologia che a meno di eventi improvvisi insorge spontaneamente, spesso in seguito ad un sovraccarico di allenamento.

Quanto è grave dottore?

Normalmente nelle prime fasi di una tendinopatia, il riscaldamento legato all’attività fisica porta ad una pressochè completa scomparsa del dolore; questo è il motivo per cui esiste il rischio che il problema venga sottovalutato.

Se così fosse, in pochi giorni, potreste poi accorgervi che se all’esordio il dolore passava in 5′ di corsa, successivamente ne serviranno 10 e poi, andando avanti sempre di più fino a quando il dolore potrebbe non scomparire più durante l’allenamento.

A quel punto (meglio prima), la prima cosa da fare è rivolgersi ad un medico e/o ad un terapista di fiducia che vi possano aiutare, attraverso valutazioni cliniche e strumentali (ecografia), a capire nel dettaglio la gravità della situazione.

Tuttavia, visti i talvolta lunghi tempi di attesa per una visita specialistica, è possibile eseguire una sorta di autovalutazione attraverso alcuni test estremamente affidabili e facilmente eseguibili.

Tra questi, quelli più comuni sono:

  • l’hop test
  • il sollevamento ripetuto dei talloni da terra

Come valutare in modo semplice la gravità di una tendinopatia

L’hop test, è un test di salto.

Ci si pone a piedi scalzi e si fa un saltello su un piede solo, dell’altezza sufficiente a staccare tutto il piede da terra

Dopo l’esecuzione del test, si chiede al paziente di quantificare il proprio dolore attribuendogli un punteggio che va da 0 a 10.

0 significa nessun dolore, 10 significa massimo dolore sopportabile.

Il punteggio che viene attribuito, andrà poi comparato con il punteggio che si otterrà nel medesimo test, ripetuto ad intervalli regolari durante il percorso terapeutico.

Il secondo test che vi propongo è il test di sollevamento ripetuto dei talloni.

Ponendo le mani al muro, mantenendo il ginocchio completamente esteso ed il corpo leggermente inclinato, si fanno dei sollevamenti dei talloni fino a quando è necessario interrompere il test a causa del dolore o dell’affaticamento.

Questo è un test facilmente ripetibile ed è semplice intuire come, con il conteggio del numero di sollevamenti che si riesce a fare, si possa valutare se vi sia un reale miglioramento o meno del quadro clinico.

Ed ora cosa fare?

Quanto detto, ci aiuta a riconoscere il problema e la sua gravità tuttavia, ribadisco ancora una volta che l’indagine clinico/strumentale, è essenziale e deve essere la prima cosa da fare per essere certi di escludere problemi che riguardano l’integrità strutturale del tendine.

Qualcuno a questo punto potrebbe chiedersi? Ma ora che so qual è il problema, cosa posso fare?

L’argomento è piuttosto vasto e lo affronteremo nel prossimo articolo.

Ma come è di consuetudine, vi lascio con qualche consiglio..

La letteratura scientifica è concorde nel dire che lo stretching del polpaccio, dei flessori delle dita e della fascia plantare, possono produrre un miglioramento in termini di diminuzione del dolore.

lo stretching può essere eseguito in due modalità:

  • a ginocchio completamente esteso. In questo caso, agendo maggiormente sui gemelli (laterale e mediale del polpaccio) e sui flessori estrinseci delle dita, l’allungamento va mantenuto per circa 40″ con un dolore che deve rimanere in un range accettabile su un valore di 2-3 su una scala da 0 a 10.

    Allungamento del polpaccio a ginocchio esteso con l’utilizzo di una scala.

a ginocchio flesso. Con questo tipo di stretching, si pone l’accento in particolare sul muscolo soleo, sulla fascia plantare e su tutte le strutture di connessione. Questi muscoli, hanno una componente fibrosa (ovvero di tessuto connettivo) piuttosto alta per cui è necessario che lo stretching venga prolungato per almeno 2′ mantenendo una tensione costante.

Stretching del polpaccio anteriore con ginocchio piegato.

Importante è eseguire questo tipo di stretching senza aver prima fatto un riscaldamento muscolare perchè così facendo, si vanno maggiormente a stimolare i tessuti connettivi.

Questo consente di mantenere più a lungo i risultati ottenuti.

Nel prossimo articolo, ci occuperemo in modo più approfondito di quale può essere l’approccio fisioterapico per la tendinopatia Achille e visto che abbiamo introdotto il tema dello stretching, nei prossimi articoli sviscereremo maggiormente il tema per definire posizioni, tempistiche, modalità dell’esecuzione e cadenza con cui va fatto stretching.

Alla prossima,

Andrea

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