L’instabilità articolare

“…il dottore mi ha detto che la mia spalla ha una instabilità anteriore, ma ad essere sincero, non ho ben capito cosa significa…”

Per noi professionisti sanitari non è infrequente sentire un paziente esprimersi in questi termini ed a essere onesti, come dargli torto.

Il “medichese” e il “fisioterapistese” sono già di per sè lingue poco diffuse in più, se nel modo di comunicare con il paziente non siamo in grado di dare elementi precisi, la comprensione da parte di chi ci ascolta non può essere data per scontata.

Vi ho parlato in un precedente articolo della diversità tra l’approccio bio-medico e l’approccio bio-psico-sociale e di quanto, seppure nella sua incompletezza, la comunicazione con il paziente attraverso termini e concetti riferibili a questioni puramente strutturali, propria del concetto bio-medico, risulti decisamente più semplice.

Pensateci!

“Mi dispiace ma dopo il trauma il suo legamento ha perso di tenuta”, è un concetto molto più semplice da capire rispetto a: ” mi dispiace ma la sua articolazione è instabile”.

Se avete voglia di continuare a leggere allora, provo a fare un pò di chiarezza.

Articolazione instabile o capricciosa?

La prima cosa che vi può aiutare a capire se il dolore che avete alla spalla, alla caviglia o alla schiena ad esempio, è causato da un’instabilità articolare, è proprio l’instabilità della presentazione dei sintomi.

E’ il classico dolore che arriva quando non ti aspetti ed un pò ci fa diventare matti.

Un esempio tipico è il dolore da instabilità anteriore di spalla che magari, non insorge quando si è in palestra e si fanno esercizi anche con carichi pesanti ma, si fa sentire in modo importante quando si deve prendere un oggetto sul sedile posteriore della macchina.

Questo avviene perchè quando un’articolazione non è stabile, i micro-movimenti di scivolamento di un capo osseo sull’altro, che garantiscono all’articolazione di rimanere “centrata”, hanno un’ampiezza eccessiva.

I motivi di questo aumento possono essere di varia natura ma, sostanzialmente quello che avviene è che per qualche motivo, le componenti che garantiscono la stabilità non funzionano come dovrebbero.

Queste componenti possono essere categorizzate in tre grandi sistemi:

  • Passivo
  • Attivo
  • Relativo al controllo motorio

Voi lo sapete, in questo blog non scendo mai troppo in tecnicismi tuttavia, tenete a mente questi tre concetti base:

  • Le componenti passive, sono legate alla tenuta dei tendini, dei legamenti e delle capsule articolari, senza dimenticare l’importanza della congruità di capi ossei. Tutti garantiscono la stabilità ad esempio, nella tenuta di un peso in una situazione statica.
  • Le componenti attive, sono relative all’azione dei gruppi muscolari più profondi ovvero, più vicini all’articolazione. Essi garantiscono la stabilità dell’articolazione durante l’esecuzione di un movimento
  • Infine le componenti relative al controllo motorio, sono rappresentate al funzionamento del sistema muscolare in relazione all’informazione che riceve dal sistema nervoso. Esse garantiscono la stabilità dell’articolazione durante l’esecuzione di movimenti ad alta velocità, ad alto carico e di grande ampiezza.

Il corpo umano è una macchina quasi perfetta.

Se ancora non è sufficientemente chiaro mettiamola così; Se parlassimo di un’ automobile avremmo:

  • il sistema passivo formato dalle componenti meccaniche (ruote, ammortizzatori e trasmissione).
  • un sistema attivo (il motore).
  • il sistema di controllo (la centralina).

Forse il paragone è un pò forzato ma rende l’idea e, se considerate che il corpo umano è una vera e propria macchina di Formula Uno, capite bene che appena c’è qualcosa che non funziona come dovrebbe, le prestazioni ne risentono.

Rottura del legamento crociato

Credo sia abbastanza ovvio per tutti, che nel caso di una instabilità strutturale, le cose siano abbastanza semplici.

Quasi sempre infatti, c’è una lesione di strutture osteo-articolari e a volte, anche una dislocazione dell’articolazione come ad esempio, nelle lussazioni di spalla e di clavicola.

Altrettanto semplici da capire sono quei quadri in cui, c’è la rottura di un legamento (legamenti crociati) o una chiarissima positività ad un test ortopedico.

In questi casi, spesso il percorso di guarigione passa attraverso la chirurgia e l’intervento del fisioterapista, è particolarmente importante in tre momenti particolari:

  1. al momento della diagnosi; il fisioterapista deve essere immediatamente in grado di capire, se ci sono le condizioni richiedono una valutazione di carattere ortopedico. A quel punto, sarà il medico a dovere esprimersi sull’indicazione chirurgica o meno.
  2. nella fase pre-operatoria. La riabilitazione pre-operatoria è importantissima per migliorare la prognosi post-chirurgica. Arrivare all’intervento con una muscolatura che ha perso di tono a causa di una prolungata inattività, aumenta di molto i tempi della riabilitazione post-chirurgica.
  3. nella fase post-chirurgica. Ovvio che il fisioterapista deve affiancare il paziente in tutto il suo percorso tuttavia, nel caso in cui il paziente sia uno sportivo, è necessario che il fisioterapista lo guidi nella delicata fase di pre-ritorno in campo, con esercitazioni che siano congrue a quelle che saranno le richieste in sede di allenamento.

Ecco perchè è essenziale che un buon fisioterapista, abbia nel proprio bagaglio culturale/professionale anche elementi relativi alla preparazione atletica e alla conoscenza specifica dei vari sport.

L’instabilità strutturale, funzionale e dinamica

Ma rimangono le altre due situazioni da affrontare ovvero:

  • quando l’instabilità articolare si verifica solo durante il movimento
  • quando l’instabilità articolare, si evidenzia solo durante movimenti ad alta velocità, carico o ampiezza (ad esempio nel lancio del giavellotto).

Di queste due situazioni, che vengono definite instabilità funzionale e instabilità dinamica, e di come vadano trattate dal punto di vista di un terapista manuale, vi parlerò nei prossimi articoli.

Ciao ciao.

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Andrea Benvenuti
 

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