Lo stretching. Che fatica!

Hai fatto stretching? NO, OGGI NO.

Lo stretching non è sempre visto come una delle componenti più piacevoli di un allenamento.

Basti pensare al paradosso che spesso, sono maratoneti ed ultra-maratoneti ovvero persone abituate a sopportare la fatica, ad essere i primi a non farlo.

Quindi almeno se proprio dobbiamo fare stretching, cerchiamo di farlo in modo corretto ed utile.

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Il trattamento fisioterapico della Tendinopatia Achillea

Nei precedenti articoli, abbiamo definito cos’è una Tendinopatia Achillea e successivamente, vi abbiamo dato alcune informazioni che vi possono aiutare a valutare in modo semplice, la gravità del quadro clinico.

Il trattamento fisioterapico

Talvolta tuttavia, anche se si hanno gli strumenti per capire quando sia seria o meno la natura del problema ci si scontra con il fatto che il dolore non solo rimane piuttosto intenso ma, tende a perdurare nel tempo.

Ed in questo frangente normalmente, che il paziente si rivolge al professionista di fiducia con la speranza di risolvere in fretta la questione.

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La Tendinopatia del tendine d’achille

“La sport può rappresentare molte cose nella vita di una persona. Può essere un lavoro o uno svago ma comunque sia, chi fa sport trova soddisfazione e un intimo piacere nel movimento e nella fatica fisica”

Molto più di un semplice infortunio

Chi si trova a convivere con un dolore al tendine d’Achille, si interfaccia non solo con un problema estremamente invadente nel suo influenzare la qualità della vita, ma anche con un qualcosa, che causa una serie di effetti secondari di enorme importanza.

E’ infatti ormai noto a tutti che fare sport genera una cascata ormonale che crea benessere.

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Il tendine d’achille

Ognuno di noi ha il suo punto debole: quando Paride, scoccò la freccia avvelenata che andò a conficcarsi nel tallone di Achille, forse non immaginava che ne avrebbe provocato la morte.

Ma così fu!

Questo avvenne perchè Achille, Semidio figlio del mortale Teleo re dei Mirmidoni, non era immortale bensì aveva nel suo tallone l’unico punto di vulnerabilità.

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Come riconoscere il nostro problema Cranio-Mandibolare

Quadri clinici delle dislocazioni “minori del disco”.

Nel precedente articolo, vi ho fornito qualche cenno anatomico-funzionale dell’articolazione temporo-mandibolare e vi ho introdotto alle caratteristiche della più comune dislocazione specifica del disco ovvero, la dislocazione anteriore con riduzione.

Essa è la causa più comune del dolore cranio-mandibolare tuttavia, non è l’unica.

Eccovi allora, qualche indicazione che vi potrebbe aiutare a riconoscere un dolore cranio-mandibolare sulla base della descrizione e del comportamento dei sintomi, in modo che si possa poi valutare se o con quale urgenza, bisogna rivolgersi ad un professionista del settore.

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Il dolore Oro-Facciale. Parte 2

Cosa fare quando all’improvviso, si sentono rumori strani?

É comprensibile che, se senza motivo apparente, improvvisamente una persona inizia ad avvertire strani scricchiolii nella mandibola mentre mastica, sbadiglia o parla, il sentimento dominante sia paura o quantomeno preoccupazione.

Figuriamoci poi, se oltre a sentire “rumori strani”, improvvisamente non si riesce più nè ad aprire nè, a chiudere la bocca e si sente un dolore molto forte.

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Il dolore Oro-Facciale

Le problematiche della regione cranio-mandibolare.

Con questo post, vorrei introdurvi alle problematiche legate a disfunzioni che provocano dolore cranio-facciale e cranio-mandibolare.

Tante definizioni, poca chiarezza.

Il dolore riferibile alla regione laterale della faccia, è stato definito nel corso degli anni in molti modi diversi.

  • Disfunzione Cranio-Mandibolare
  • Disfunzione dell’articolazione Temporo-Mandibolare
  • Disordine Cranio-Facciale
  • Disfunzione del sistema Stomato-gnatico
  • Mio-artropatie dei muscoli masticatori

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Fascite plantare: parte 2

“Appoggiare il piede al mattino è diventato un incubo!”

La fascite plantare, delle cui cause estrinseche abbiamo parlato nel precedente post, è considerata da parte degli sportivi, come una delle problematiche più difficili da gestire.

Infatti, nonostante si siano fatti passi avanti in termini di ricerca e di studio della patologia, ancora oggi c’è molta confusione quando si parla di fascite plantare e di come si gestisce.

Credetemi se dico che quasi mai né l’atleta né chi lo segue, ha una idea chiara su cosa sia opportuno fare o  cosa sia opportuno non fare, quando si presentano i primi sintomi.

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La fascite plantare

La Fascite plantare, è una tra le più comuni patologie che colpiscono gli sportivi di ogni genere e, come tutte le patologie inserzionali (vedi pubalgia o epicondilite laterale del gomito), necessita di tempi lunghi per la guarigione.

Per fascite plantare, si intende l’infiammazione della fascia plantare o per essere più precisi, dell’aponeurosi plantare nel punto di inserzione sul calcagno.

L’aponeurosi plantare infatti,  dalla sua origine sul calcagno decorre anteriormente per andarsi ad inserire sulla prima falange di tutte le dita del piede.

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Capsulite adesiva: la terza fase

Il lento ritorno alla normalità.

Con questo terzo post sulla capsulite adesiva, vado a descrivere la cosiddetta fase di scongelamento della spalla ovvero il terzo ed ultimo stadio del decorso clinico di una capsulite adesiva.

Tra il serio ed il faceto, forse sarebbe più utile chiamare questa fase, la fase della liberazione perchè di fatto, è in questo lasso temporale in cui il paziente finalmente arriva finalmente, a “vedere la luce in fondo al tunnel”.

Come già detto infatti, l’esperienza della capsulite adesiva, rappresenta un vero e proprio calvario ed ha un influenza spesso devastante, sulla qualità della vita di una persona.

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